Architetto Marina Bani

CASA COVRE

Intervista all’Arch. Marina Bani

L’Arch. Marina Bani è la nostra desinger di punta con cui collaboriamo ormai da oltre 20 anni. Ha sviluppato il design e seguito la produzione di tutti i prodotti della nostra collezione, grazie alla sua esperienza nel campo dell’arredamento ma soprattutto grazie alla sua vasta conoscenza del mondo del cuoio e della pelle.

Ho conosciuto Covre quando avevo vent’anni e lavoravo alla ricerca e sviluppo di Zanotta. Stavamo sviluppando una sedia che rievocava le forme tipiche della seggiola pieghevole, quando ci fu l’idea di rivestire in cuoio il sedile di legno.

Marina raccontaci l’inizio della tua storia con Casa Covre.

Lavoro con Covre da così tanto tempo che ormai potrei quasi dire che il cuoio è la mia seconda pelle…

Ho conosciuto Covre quando avevo vent’anni e lavoravo alla ricerca e sviluppo di Zanotta. Stavamo sviluppando una sedia che rievocava le forme tipiche della seggiola pieghevole, quando ci fu l’idea di rivestire in cuoio il sedile di legno. Adesso questo non ci stupisce più, ma negli anni ’80 era un’autentica novità. Il cuoio, da sempre considerato un materiale nobile, avrebbe dato un pregio in più a questa rivisitazione di una sedia di umili origini. 

Sviluppando il prototipo, e infine tirando le somme del tutto, ci accorgemmo che l’aver adottato il cuoio non gravava di costi maggiori il tutto, perché risultava essere un ottimo compromesso di finitura rispetto a verniciature o laccature o imbottiture e rivestimenti tessili. Insomma, come imparai allora, il cuoio “rende“ più di quel che costa. Non l’ho mai dimenticato.

Quindi il fattore costo ha un peso decisivo nel design del cuoio?

Certo, bisogna fare i conti con le soluzioni adottate, ma i “conti” non sono solo quelli delle cifre immediate. I conti sono “valori”, e riguardano anche aspetto, qualità, naturalità, lavorabilità, sostenibilità: l’importante è che rendano onore al lavoro. 

Nell’attuale panorama della produzione del mobile, in Italia abbiamo numeri limitati: in pratica non esiste la produzione numericamente industriale se non in ambiti specifici, e forse è per questo che siamo universalmente riconosciuti come leader indiscussi nell’arredamento di alta qualità. Si cura il dettaglio, anche se questo “rallenta” il flusso della produzione, o richiede interventi puntuali che complicano un po’ la vita, ma rendono fieri del proprio lavoro.

Quindi, dal progetto al prodotto, siamo tutti “artigiani” del mestiere dell’arredo. In particolare per il cuoio, le lavorazioni stesse sono in gran parte manuali: è la “selleria”, e va dall’artigianato alla sartoria. 

Quanto influisce la tradizione nelle attuali tecnologie di lavorazione del cuoio?

La tradizione è la base, l’esperienza che rende le mani abili e sa far compiere le scelte appropriate. Il passo successivo però è la ricerca di sempre nuovi esiti per queste abilità. Questo è il mio ambito di lavoro, cercare nuovi modi per esprimere queste abilità, per mostrare il valore attuale della selleria.

Dal mio punto di vista, quando progetto per Covre, mi muovo pensando che il cuoio, la pelle, non sono solo l’ultimo passo della realizzazione del progetto, o la finitura di alcuni componenti; sono invece il presupposto iniziale, che fa parte del disegno stesso del prodotto, e del messaggio che il prodotto esprime. 

Questi ingredienti entrano in CasaCovre?

Sì. Io vedo due pilastri all’entrata: da un lato, l’azienda Giulio Covre che da sempre lavora il cuoio per i prodotti dei propri clienti. Dall’altro lato, CasaCovre impersona la scelta di Matteo Covre di produrre da sé i propri prodotti: ovviamente, tra i due pilastri c’è uno scambio e una collaborazione continua, oltre a un solido legame di famiglia. E poi ci sono gli obbiettivi, e quelli vengono un passo dopo l’altro.

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