Covre Giulio

CASA COVRE

Intervista a Giulio Covre

Il primissimo inizio è stato semplicemente l’iniziare a lavorare, qui si diceva un po’ banalmente “far andare le mani”: ovvero fare qualunque cosa pur di non stare con le mani in mano. Subito dopo questo primo passo quasi automatico, il vero inizio, quello scelto, è scattato con la spinta e l’intuizione di una donna, mia mamma.

Lei è stata la forza motrice dietro a tutti noi figli, spingendoci all’iniziativa: con me ha fatto proprio da volano di partenza, e mi ha detto di imparare a lavorare il cuoio e la pelle. Non avevamo nessuna preparazione, nessun precedente in questo campo, in famiglia. È stato un salto nel blu.

E quindi hai fatto la classica gavetta?

Sì. Ho fatto pratica lavorando con i migliori di questo campo. Poi mi sono messo in proprio e ho cominciato rivestendo in cuoio e pelle i piccoli accessori per gli armadi, appendini, maniglie… Lavoravo per gli altri, ero un fornitore di componenti che già cominciavano ad essere molto apprezzati.

Intanto che l’attività si espandeva, mi è venuta voglia di far qualcosa di mia iniziativa, così ho realizzato un paio di modelli di sedie. Mi piaceva, è molto gratificante fare cose nuove rispetto a quello che vedi tutti i giorni.

Poi un giorno ho deciso di fare una mia versione di cabina armadio, non più solo accessori, ma tutta intera, che desse maggiore risalto al mio lavoro.

Quello è il momento in cui hai iniziato a fare design?

Conoscevo già Marina Bani e Marco Penati. Collaboravamo già con loro, per altri lavori, e c’è stata da subito un’intesa speciale: ho chiesto a loro di progettarla per me.

Così è nato il guardaroba Archimede, un sistema a parete basato su cremagliere, in cui i ripiani, l’appenderia, le cappelliere, i cesti, i vuotatasche, tutto era rivestito in pelle. E’ stato un momento di grande soddisfazione.

E poi Matteo si è avviato su questa stessa strada?

Matteo mi seguiva sempre, curioso, aveva già una gran voglia di fare, era giovanissimo e non sentiva la fatica…

Adesso lo guardo e mi sembra di rivedere me tanti anni fa. Certo, so che quando intraprendi qualcosa di nuovo prendi anche dei rischi, però nella vita bisogna sapersi reinventare e proporre cose nuove.

Comunque sì, mi rende orgoglioso vederlo andare avanti su questa strada. Oggi sembra tutto più difficile rispetto al passato, però credo che l’azienda, quando sarà completamente nelle mani dei miei figli, sarà in ottime mani.

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