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CASA COVRE

Il valore rinnovabile del cuoio

Nel periodo recente, una nuova sensibilità all’ambiente ha innalzato la consapevolezza verso i materiali del nostro quotidiano, e il cuoio (da millenni!) è tra questi. Sulla scia di questa nuova consapevolezza, ci si è interrogati anche sull’utilizzo responsabile di questo materiale indubbiamente naturale, indubbiamente rinnovabile, ma fino a che punto (e a che prezzo) sostenibile?

Grazie alla nuova attenzione per le risorse del nostro pianeta, è stato riconosciuto il valore del patrimonio faunistico, e ridotto l’impatto di un uso scellerato e incontrollato della caccia e della tratta di materiali ritenuti pregiati. Attualmente il pellame utilizzato dall’industria dell’arredo proviene dagli allevamenti bovini destinati all’industria alimentare, di cui il cuoio è un sottoprodotto.

Il cuoio è il risultato di una lunga lavorazione: questo fa sì che il materiale acquisisca un valore molto alto, che a sua volta ha fatto innalzare gli standard qualitativi della sua produzione. Un buon pellame infatti richiede che l’animale sia allevato nel migliore dei modi, al sicuro dai danni causati da parassiti, dalla contaminazione con lo sterco, da graffi e cicatrici che, dall’allevamento al trasporto alla macellazione, ne declasserebbero il valore.

A questo si aggiungono anche i miglioramenti apportati alle tecniche di concia, ora sempre più basate su processi e attrezzature con impatto ridotto sull’ambiente e sui residui delle lavorazioni.

Spesso, per ragioni di vantaggio economico immediato travestito da ambientalismo, il cuoio è stato rimpiazzato da materiali plastici e di sintesi, talvolta anche definiti ecologici nella denominazione commerciale. In molti casi si tratta di microfibre composite di polivinilcloruro o altri polimeri tessili a base di petrolio, il cui vantaggio per l’ambiente è tutt’ora da accertare… Certo, magari molto meno costosi, ma solo come prezzo di listino.

Molto spesso siamo noi consumatori i diretti responsabili di queste produzioni: tali materiali vengono messi a punto anche per assecondare le richieste di un mercato che non sa più apprezzare la “ruga” sul pellame di un bovino, perché la ritiene un difetto. Così come ritiene difetto il nodo di un legno, che invece è proprio la sua più intrinseca naturalità. Ma tant’è, il cliente che non vuole sentire ragioni spesso, senza saperlo, ha pilotato la ricerca di materiali perfetti, perfettamente riproducibili all’infinito senza imperfezioni, senza mutazioni, plastici. Spesso definiti migliori e più durevoli, in realtà a differenza del cuoio sono sicuramente non biodegradabili.

Articolo a cura di Arch. Marina Bani

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